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Un autore tra i primi che contribuì a far grande la Disney Italia, uno dei più grandi autori italiani: Bruno Concina


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in tedesco

Bruno Concina è nato a Venezia. Come ama definirsi “Sono uno dei veri ultimi Veneziani. Padre, madre, nonni e nonne...tutti Veneziani.”
Nato all’Ospedale Civile di Venezia, ha abitato a Venezia fino all’età di dodici anni...poi ha dovuto trasferirsi con la sua famiglia al Lido di Venezia, dato che la casa nella quale viveva la sua famiglia era troppo piccola e gli affitti degli appartamenti a Venezia sono altissimi.
Di famiglia modesta, ha dovuto lasciare la scuola per andare a lavorare a quattordici anni. Di giorno lavorava e studiava di notte. La sua prima attività fu quella di fattorino, poi di interprete, impiegato, insegnante di scuola elementare, scrittore, scrittore di fumetti e di cartoni animati, traduttore di fumetti.
Laureatosi in “Scienza dell’Educazione” per passione e per hobby. Scrittore di libri per adolescenti e per adulti. È, a tutti gli effetti, uno sperimentatore nato. I suoi libri hanno vinto un premio e si sono piazzati due volte nella terna dei vincitori (il vincitore di una terna sarà proclamato il 23 maggio 2009). Considerando che finora ne ha pubblicati solo cinque, sembra un buon pedigree.

Nel suo ultimo libro per adolescenti (che sarà nelle librerie il 28 febbraio), alcune pagine sono dedicate a un problema tenero e che a volte desta preoccupazioni e paure immotivate: le prime mestruazioni di una ragazza. Queste avvengono nella gioia della famiglia e del suo fidanzatino. Bruno è felice di aver toccato un problema di questo genere. Troppo spesso è un momento traumatico per mancanza di informazioni da parte della famiglia che lo considera “troppo delicato” per venir affrontato. Bruno illumina con un riflettore il problema. Non ci deve essere nulla di traumatico: si tratta del passaggio dall’adolescenza alla maturità. Dovrebbe essere accolto con gioia, serenità, soddisfazione. - Queste sono solo poche pagine, perchè la trama del libro è ben più articolata e complessa.

Bruno ha divorziato due volte...per colpa sua. È difficile vivere al fianco di un uomo che ha troppi sogni in testa, che considera i suoi personaggi come persone reali e che si immerge completamente nelle loro vicende. I suoi due figli (Tommaso, di 36 anni, e Giacomo, di 26) considerano con indulgenza il loro padre sognatore. Anche i poeti e gli scrittori sono necessari nel nostro mondo... (22.04.2009)
 

Bruno Concina

 

Nota: questa intervista è stata realizzata in collaborazione con l'équipe.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Per prima cosa, prima di cominciare la nostra intervista, vorremmo ringraziarti per aver accettato di rispondere alle nostre domande. Come lettori, siamo sempre grati di poter ottenere una visione dal vivo di uno che è stato per molti anni un Maestro del cosmo dei fumetti e che ora lo è della letteratura.

Come e perché hai cominciato a scrivere storie Disney? Era una vocazione o ci sei giunto dopo diverse esperienze? In Italia sei conosciuto anche come autore di successo di libri per adolescenti ed adulti. Quale delle due cose preferisci?


Bruno Concina:
Grazie intanto a voi e alla vostra gentilezza nel voler intervistare un artigiano della scrittura. Perché questo è il fumetto: una dura, onesta, sincera, appassionata fatica artigianale. Pensare e ripensare a mille soluzioni diverse e scegliere poi quella che ti sembra più adatta.
Ho molto amato i personaggi Disney e li amo ancora. Però, sinceramente, devo dire che appartengono ormai al mio passato. Avevo già cominciato a scrivere libri per ragazzi ed adulti e facevo le due cose contemporaneamente. Ma scrivere romanzi ti concede una libertà maggiore. Non ci sono barriere, non ci sono punti fissi obbligati. Posso esprimere maggiormente quello che ho dentro, ma che avevo già tentato di fare con i personaggi Disney: l’amicizia, l’affetto, l’amore. Io credo che l’amicizia racchiuda in sé tutto un cosmo. Credo che sia il sentimento più bello e importante che un uomo possa avere. I personaggi Disney sono dolci e affettuosi. E nei miei libri emergono sempre la dolcezza, l’affetto, l’amicizia e l’amore.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Ora alcune domande obbligatorie, che ogni artista deve affrontare. Hai preso a modello qualcuno dei tuoi colleghi più vecchi? Quali sono i tuoi preferiti? Quale personaggio ti piace di più? Qual è la storia Disney che preferisci di più? Forse puoi citare la tua storia preferita e una di un altro autore?


Bruno Concina:
Ho preso a modello tutti gli autori che venivo leggendo. Come disse il grande pittore italiano De Chirico, “rubavo” con l’occhio, tentando di imitare la perfezione dei Maestri. E, come disse un grande scrittore americano, Raymond Chandler, prima di trovare la propria strada non servono corsi o lezioni, ma “imitare all’inizio, fino a quando non raggiungi uno stile tuo”. Così non mi riconosco maestri, ma solo uno studio attento, pignolo, accurato, dei Maestri. - E studio, tantissimo studio. Per anni andai al cinema senza seguire troppo la trama del film, ma contando quante parole dicevano i personaggi in ogni scena, per acquistare scioltezza e sinteticità nel dialogo.

I miei preferiti non possono che essere due. Uno americano: BARKS, IL GIGANTE. E ROMANO SCARPA, il più grande sceneggiatore e disegnatore europeo nei Disney characters.

Storie Disney che amo di più?

Zio Paperone e le lenticchie di Babilonia” (Topolino nn. 250 - 251 - Anno 1960) e “Topolino e l'unghia di Kalì” (Topolino nn. 183 - 184 - Anno 1958). Entrambi del grandissimo Romano.
E la mia “Paperino e il genio maldestro” (Topolino n. 1360 - 1981, in cui Topolino fa da maestro a un fantasma apprendista e sfortunato. Topolino n. 1360 (20 dic. 1981)

Ma voglio citare almeno una storia del Grandissimo Barks. Una storia che mi fece piangere e ridere contemporaneamente. Ricordo che avevo 9 anni ed ero in campagna e la lessi in un afoso pomeriggio di agosto. “PAPERINO SCERIFFO DI VAL MITRAGLIA” (cito a memoria e non darò gli estremi delle innumerevoli ristampe e delle innumerevoli traduzioni). Ricordo solo che si incise nel mio cuore e nella mia memoria per la sua epica malinconia, per la sua infinita bellezza, per il romantico riscatto di Paperino, per la sua veridicità e, contemporaneamente, per la sua sottile, acuta, incomparabile e garbata analisi e presa in giro dei film western di allora. - Personalmente, la ritengo in assoluto la miglior storia mai apparsa di tutte le avventure sia dei paperi che dei topi (come familiarmente li chiamiamo...CHIAMAVO, cioè, quando ancora scrivevo quelle stupende avventure Disney. Fu un bel periodo, durato trent’anni, e se rimpiango qualcosa non sono i banali euro che ho perso lasciando la Disney, ma la dolcezza che provavo, e l’amore e l’empatia, per quei personaggi che vivevo come fossero persone fatte di vera carne, ossa e piume). Quanto li ho amati! Ma il passato è passato, anche i più grandi amori finiscono. Il mio amore con la Disney è finito, ma non con i suoi splendidi personaggi. Mi piange il cuore se penso che non potrò più scrivere di Paperino, Zio Paperone, Qui Quo Qua, Brigitta, Archimede. È (scusate l’esagerazione) una spada nel cuore. Ma arriva per tutti il triste momento di dirsi “Addio”.

Il mio personaggio preferito? Paperino, non ci possono essere dubbi. Mi vedo in lui come in uno specchio: confusionario, generoso e che subisce angherie, con improvvisi scatti di ribellione e di orgoglio, ma tanto, tantissimo amore e dolcezza per tutti.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Insieme a Giorgio Pezzin avete inventato le storie della “Macchina del Tempo”. Indimenticabili le tue “Topolino e il segreto della Gioconda” (I TL 1555-A) e “Topolino e il segreto di Napoleone) (I TL 1559-A).
Chi fu ad avere per primo l’idea della “Macchina del Tempo”?


Bruno Concina:
In effetti continuano a chiederselo in molti. Ma la spiegazione è semplicissima. Pezzin (che all’epoca non conoscevo anche se abitavamo entrambi a Mestre) aveva presentato la proposta di una serie sulla “Macchina del Tempo” al compianto Franco Fossati (allora Capo Servizio delle sceneggiature). C’erano tuttavia dei problemi che non riuscivano a risolvere. Il personaggio che presentava la “Macchina del Tempo”, per loro doveva essere il Prof. Zapotec, direttore del Museo di Topolinia. Però...Zapotec era un umanista. Profondo conoscitore della storia passata, ma privo di qualunque talento tecnico. Come poteva aver inventato uno strumento complesso come “La macchina del tempo”? Ci rifletterono sei mesi, ma non gli venne alcuna idea.

Nel frattempo io proposi una storia sulla “Macchina del Tempo”. Non doveva essere una serie ma un “one shot”. E l’inventore della “Macchina del Tempo” chi poteva essere? Elementare. Il Prof. MARLIN, scienziato ex compagno di scuola di Zapotec. Questo semplicissimo introdurre un nuovo personaggio era la chiave di tutto. Mi stupisce che Pezzin (grande sceneggiatore, un autentico Maestro, che stimo moltissimo) e Franco Fossati (esperto e profondo conoscitore di fumetti) non abbiano pensato a una soluzione così semplice.
Così si può dire che “La macchina del tempo” sia stata in parte inventata da Pezzin. Ma compiutamente da me.

IMPORTANTE. Presto, Pezzin ed io abbandonammo la serie della “Macchina del Tempo”. Non posso parlare per Pezzin, ma solo per me.Vedi, la “Macchina del Tempo” aveva bisogno di molte cose: trovare una storia vera conosciuta da tutti e con un finale sconosciuto, inventare un buon finale umoristico ecc. Non ci sono poi così tanti avvenimenti simili, se vuoi ottenere una BUONA STORIA. Così non scrissi più avventure di quel genere per motivi artistici , (ne avevo fatto 8 o 9, se ricordo bene).

Altri miei colleghi ne scrissero ancora parecchie. Ma molti sceneggiatori scriverebbero qualsiasi cosa per una manciata di biglietti di banca. Questo è anche il motivo principale per cui “Minni” e “G.M.” dovettero chiudere, dopo partenze sfolgoranti e ricche di successo. Potrei farti molti esempi, ma meglio stendere un velo pietoso su questa triste vicenda.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Hai studiato Pedagogia (ora chiamata “Scienza dell’Educazione”) e scritto la tua tesi di laurea coronata da un 110 e lode con il titolo “Il fumetto ‘a bivi’, una nuova proposta educativa”, che avevi inventato qualche anno prima. Hai incontrato opposizioni all’interno della redazione, quando l’hai proposto? Te lo chiedo perchè non sono stati tutti tradotti all’estero (almeno qui in Germania).

 

Bruno Concina:
Nessuna opposizione da Gaudenzio Capelli, il Direttore. Era un gentleman e una persona intelligente e acuta, sempre alla ricerca di nuove strade da battere per rendere “Topolino” migliore e originale. Il solo Direttore che ebbe il coraggio di rispondere: “NO” alla direzione di Burbank, California. Era fatto di acciaio e zucchero, come sempre dovrebbe essere un uomo: coraggioso, acuto, intelligente, senza paura di nessuno. Ogni anno, a settembre, potevamo essere sicuri ci avrebbe concesso un aumento senza che dovessimo chiederlo.

Con i direttori che lo seguirono abbiamo visto piccolissimi aumenti (e due volte in dieci anni).

Pensa che quando Capelli andò in pensione per raggiunti limiti di età ebbe UNA STANDING OVATION di QUINDICI MINUTI.

Fu entusiasta della mia idea e mi disse di portarla a termine. Il problema è che (tranne la prima volta in cui mi concesse un “bonus” di 500.000 lire) poi mi pagava le storie come normali (ed erano veramente faticose da scrivere e richiedevano un sacco di tempo). Non avevo il coraggio di chiedergli un pagamento particolare per “le storie a bivi”. Così mi rivolsi a Massimo Marconi, chiedendo il suo aiuto. Massimo parlò con Capelli che cominciò a pagarmele IL DOPPIO di una storia normale.
Non le continuammo più (dopo 22) perchè c’era un problema, I bambini le adoravano, gli adulti le trovavano troppo difficili. E sono gli adulti che hanno il portafogli!

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Sappiamo che tu - come il tuo collega Giulio Chierchini ed altri ancora - non lavorate più per la Disney Italiana. Hai provocato grande sensazione con la tua “lettera aperta” alla gestione Disney Italia. Che cosa vi aspettate per il futuro come “free-lance” con la Disney? Tutti gli autori hanno subito un taglio nei loro progetti di lavoro. È sorprendente come un autore come te, che ci ha allietato con tante bellissime storie, abbia ricevuto meno ordinazioni che in passato. Forse, grazie alla tua grandissima abilità ed esperienza, risulti troppo costoso per l’editore?


Bruno Concina:

Amico mio, ti ringrazio infinitamente per questa domanda che mi permette di dire la parola (spero definitiva) su una questione così spinosa.

Dunque. Il direttore attuale, Valentina De Poli, fu costretta a fare dei grossi tagli sulle collaborazioni, causa un’enorme mole di materiale già pronto in archivio. Ci disse, tuttavia, che avrebbe considerato la quantità di storie prodotte da ognuno di noi negli ultimi dieci anni e che le nuove assegnazioni sarebbero state proporzionali a queste.
Mi telefonarono e mi dissero che per l’anno 2008 mi avrebbero assegnato due storie da fare. Risi, al telefono, a chi me lo comunicava. Pensavo a uno scherzo, ma parlava molto sul serio. In seguito, dopo le lettere, parlai con Valentina che mi disse che l’anno precedente avevo scritto solo due storie. “Per forza - le risposi - mi avete bocciato diciotto soggetti. Ma non avevi detto che avreste considerato la produzione di ogni autore negli ultimi dieci anni? E in questo periodo ne ho fatte ben di più delle due che mi offrite adesso.”

Comunque, questo venne dopo.

Al momento mandai una lettera gentilissima (a tutti: direttore, redazione, fino all’ultimo fattorino - perché avevo notato che la Disney seguiva la strada “del silenzio” e lettere simili alla mia erano sparite in qualche cassetto). Chiunque la può leggere su Internet.
Dicevo che “se era venuta meno quella fiducia che mi aveva reso uno dei loro autori più stimati negli ultimi 30 (TRENTA) anni, non c’era problema. Con una mano mi porgevano le briciole di due storie, con l’altra io gliele restituivo.

Non ci fu risposta. A una PERSONA (perché prima che amico o collaboratore o qualsiasi cosa io fossi, sono una PERSONA non ci si degnò di mandare nemmeno una riga di commiato, un saluto, un augurio, niente. Contemporaneamente avevo scritto una lettera a un redattore Disney, dicendogli che ora che concludevo la mia collaborazione, gli esprimevo la mia stima e la mia simpatia. Non ebbi risposta! Ormai ero un paria, una “testa pensante”, un “ribelle”. Non uno “yes man” come molti altri miei colleghi.
Questo provocò la mia seconda lettera, molto più dura anche se civile. Ma in essa vi era tutta l’amarezza per come venivo - e con me venivano trattati - altri collaboratori trentennali o cinquantennali come Giulio Chierchini.

Questa volta la inviai anche ad alcuni amici giornalisti. Uno dei più cari, indignatissimo, la fece apparire su Internet. L’avevo spedita alle due di notte, il mezzogiorno successivo era già pubblicata, nero su bianco, a scatenare polemiche.
Ricevetti due offerte di rientrare in Disney. Preferisco, per riservatezza, non far nomi. Rifiutati con queste parole “dopo che ho detto questo...(omissis)...e quest’altro...(omissis)...se rientrassi sarei come un agnello a un picnic di lupi. No, grazie.”

Concludo dicendo che la perdita dei guadagni Disney è stata per me un durissimo colpo.

Sto pubblicando romanzi e le soddisfazioni non mancano: una volta finalista (su tre) al “Città di Roma”, una volta vincitore di “Parole senza frontiere” (Regione Trentino), ora finalista (su tre) a un altro premio il cui vincitore sarà proclamato il 23 maggio in Puglia. Ma i libri rendono poco. Se non avessi la mia pensione di insegnante non potrei sopravvivere.
Ma che gran cosa poter scrivere quello che si “sente” dentro di sé. I personaggi Disney sono meravigliosi, ma ci sono molti “paletti”. Non questo, non quello, niente tristezze, niente malinconie (e come si fa, mi chiedo, a far risaltare la gioia se prima non c’è un attimo di pensosa malinconia? Forse si vuol ridurre tutto a personaggi che ridono di continuo, anche quando non ce n’è motivo? E mi fermo qui, su questo punto).

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Potresti vederti a lavorare con la Egmont Ehapa? I tuoi colleghi Romano Scarpa e Marco Rota, Massimo Fecchi e Giorgio Cavazzano l’hanno fatto. Oppure pensi che sia possibile solo per disegnatori e non per sceneggiatori, per via della barriera linguistica?

Bruno Concina:

Sì, la barriera linguistica è un grosso problema. Come riuscire a rendere le sfumature di una battuta, le infinite e variegate difformità di linguaggio?
E tuttavia penso che sarebbe possibile. Ove avessi delle garanzie che la mia libertà di artista sarebbe rispettata, lo farei volentieri. IO AMO i personaggi Disney. - Ma ora non mi accontenterei più di ascoltare ma vorrei un vero dialogo, come sempre ci dovrebbe essere. Studiare i progetti insieme, come già feci per dieci anni con quella splendida persona che è Massimo Marconi. Una vera “testa pensante” e un grande, grandissimo sceneggiatore.

Sono un Maestro, come affermi tu? Io mi considero un onesto artigiano della penna, un perfezionista sempre alla ricerca della scena e della battuta migliori. Tanta fatica e tanto amore.

Ho inventato la “Macchina del Tempo”, le famosissime “Storie a bivi”...La Disney stessa ha riconosciuto i miei meriti (veri o sbagliati che siano) attribuendomi la “Copertina d’Argento” (il massimo riconoscimento con cui la Disney onorava i suoi Autori migliori), subito dopo il Grande Romano Scarpa.

Et alors? Oggi Maestro, domani spazzatura? Certo, tutto è possibile.

Il mio mondo interiore è stato criticato perché avevo “qualche sfumatura di tristezza”. È possibile, certo. Ma perché non hanno rivolto la stessa accusa al GIGANTE BARKS?
Alcune sue storie contengono una buona dose di malinconia, seguita dalla gioia catartica di una risata, sospesa tra commozione e sollievo.
Non mi sogno nemmeno di paragonare le mie capacità a quelle del Genio Barks o del Grandissimo Romano Scarpa, sarei uno stupidissimo idiota e un terribile presuntuoso a farlo. Ci tengo solo a sottolinearti che anche quel Grande che fu Romano Scarpa non era sempre allegro nelle sue storie (vedi “Zio Paperone e le lenticchie di Babilonia” - Topolino nn. 250-251 - Anno 1960, ristampato tre volte in Germania: anni 1981 - 1998 - 2004)). Avevano entrambi capito che tristezza e gioia si devono alternare, per dare più evidenza alla gioia e carne, sangue...e piume...ai personaggi e alle loro storie.

La vita non è un eterno Carnevale, nemmeno nei Comics.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Molti artisti si vedrebbero come un Phantomias vendicatore. Ce n’è uno anche in te? Hai esperienze personali elaborate nelle tue storie?

Bruno Concina:
No, amico mio. In me non c’è alcun vendicatore. Vedi, io ho tantissimi difetti, meno tre: non sono geloso, non sono invidioso, non sono capace di odiare. Credo solo nell’affetto, nell’amicizia, nell’amore.

Io voglio bene a Valentina De Poli, il nuovo direttore. Mi richiama in mente la ragazza che era più di venti anni fa, quando lavorava come segretaria alla Disney. - Capisco che il suo nuovo ruolo le imponga delle scelte. Personalmente, tuttavia, sono amareggiato per le due storie all’anno. Non ha mantenuto la promessa di valutare il lavoro degli ultimi dieci anni. Ma sarà colpa sua? Non dipenderà da scelte che le hanno imposto? Permettimi di dirti che le sue scelte (che nel mio caso non capisco e non riesco a giustificare) non hanno minimamente intaccato il mio affetto per lei.

Per quanto riguarda le esperienze personali elaborate nelle mie storie, non posso risponderti che con le parole dell’autore di “Madame Bovary”: “Madame Bovary sono io”. - Ogni scrittore, ogni pittore, ogni musicista, ogni poeta può trarre ispirazione da quanto lo circonda, ma lo rende solo filtrato dalla sua personalità e dal suo modo di concepire la vita.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Quale personaggio Disney ritieni ti assomigli di più. A parte, ovviamente cose secondarie come età e ricchezza?

Bruno Concina:
Senza rifletterci nemmeno un istante: PAPERINO.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Fai un accenno ai nostri lettori su come lavora Bruno Concina. In una piccola stanza tranquilla o in una grande e luminosa? Con la radio accesa? Con la tv accesa? O preferisci il silenzio? Puoi descriverci il tuo ambiente di lavoro e una tipica routine quotidiana? Puoi mandarci qualche foto del tuo ambiente di lavoro?

Bruno Concina:
Dipende. Ho una stanza in casa che chiamo “studio” e di cui ti allego una foto.
 

Bruno Concina nel suo studio a casa.

Ho una piccolissima stanza nella mia cara, vecchia Venezia, al piano terra, con le sbarre alle finestre.
 

Lo studio di Bruno Concina a Venezia.

Ma posso lavorare dappertutto, con due condizioni indispensabili. Che ci sia una finestra di fronte a me (meglio se posso vedere il mare o le montagne) e il silenzio assoluto. - Vedi, quando tu entri in una stanza dove lavora uno della nostra professione, capisci subito se è lo studio di un disegnatore o di uno sceneggiatore. Nello studio del disegnatore troverai sempre una radio accesa. Nello studio dello sceneggiatore, il silenzio più assoluto. - Il silenzio è necessario per poter “vedere” dentro di te, scavare, riflettere. - Posso mandarti per ora solo una foto dell’esterno del mio studio veneziano, ma un interno della stanzetta che ho a casa.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
A cosa stai lavorando attualmente? Hai progetti per il fumetto o per libri? Cosa possiamo aspettarci da te nel prossimo futuro?
 

Bruno Concina:
Vedi, amico mio, io ho sempre scritto fin dall’età di dodici anni. È stato un lavoro lungo e faticoso, segnato da una lunga scia di sangue dell’anima. Il fumetto mi ha dato molto: ho imparato la concisione nei dialoghi, i cambiamenti di scena, a scoprire l’anima dei personaggi. - Ora lavoro solo a romanzi per adolescenti e adulti.

Il mio prossimo libro “La ragazza che sognava i draghi” uscirà il 28 febbraio. Ed è un libro duro, dolce, delicato. Per la prima volta nella letteratura per adolescenti si descrive il menarca. Una ragazza che diventa donna. È un tema tabù, che credevo di essere il primo ad aver usato. Da ricerche, ho scoperto che si era già tentato quaranta anni fa ma era stato censurato. Ora i tempi sono cambiati. Si parla tanto di educazione sessuale in modo tristemente ed esclusivamente anatomico. Ma come esprimere la gioia, il grande accompimento che si accompagna alle prime mestruazioni? Non è il tema centrale del libro: occupa solo poche pagine. Ma vi si legge la gioia della madre e del padre e del fidanzatino della ragazza. E di come un evento, che in alcuni casi è traumatico per disinformazione, sia poi così dolce da essere vissuto come un tenero passaggio dall’infanzia alla maturità.
 

La ragazza che sognava i draghi


Un altro mio libro uscirà in giugno. Un altro in novembre.
Quello che io considero il mio libro migliore sarà pubblicato nel 2010. L’editore, infatti, ha per principio di non far mai uscire nello stesso anno due libri dello stesso autore.

Ho scritto altri libri, in lettura presso varie Case Editrici. E di questo devo ringraziare la Disney. Se non mi avessero rifiutato diciotto soggetti su venti, nel 2007, forse starei ancora facendo solo sceneggiature per fumetti. Criticate, sofferte, tagliate, mutilate, stravolte dai censori. - Ora invece posso esprimere me stesso...come facevo quando i Direttori e i responsabili delle sceneggiature Disney (qui voglio citare ancora l’amico Massimo Marconi, un genio costruttivo, sempre pronto a ritoccare, correggere, darti una mano, ad apprezzare invece che a demolire) erano dei cavalli di razza.

Da me, nel prossimo futuro, potete aspettarvi dei libri e libri e ancora libri. Almeno lo spero.
Mi costa molto in denaro. Una sceneggiatura di trenta Tavole mi rendeva quanto la pubblicazione di un libro. E prendeva molto meno tempo. Ma non ho rimpianti. Faccio una vita spartana. Ma, ripeto, nessun rimpianto. In tutta la mia vita mi sono solo preoccupato di seguire la mia stella, il mio destino, le mie vocazioni. Meglio far la fame in pace con se stessi che ridursi a yes man, schiavi del Dio Denaro.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
A quali progetti stai lavorando al momento? Cosa possiamo aspettarci da te, di imminente?

Bruno Concina:
Credo di aver risposto a questa domanda proprio qui sopra. Potete aspettarvi libri, libri, libri. Libri di storie tristi o allegre. Libri di personaggi veri. Libri in cui si intrecciano amore e amicizia, odio e crudeltà, dolcezza e dedizione. Figure vere come sono vero io, spero. “Madame Bovary sono io”.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Entrando un po’ nel tuo privato.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Vogliamo parlare un po’ del tuo privato? Possiamo? Sei sposato? Hai figli? Forse anche nipoti? Che cosa significa per te la famiglia? Ci sono amicizie strette con i colleghi? Cosa significa per te la parola “amicizia”?

Bruno Concina:
Parto dalla tua ultima domanda. L’AMICIZIA PER ME È TUTTO.

Ma non chiamo amico, come fanno i giovani oggi, chiunque passi per la mia strada. Per me l’amicizia è sacra. Considero l’amore stesso una forma di amicizia. Io sono sempre stato innamorato dall’età di cinque anni. Considero la donna il bene più prezioso che possiamo aver ricevuto da questa vita a volte tanto amara e crudele. Buona o cattiva, bella o brutta, dolce o crudele.

Sono divorziato una volta e tra poco avrò il secondo divorzio. Per colpa mia, sempre. Sono troppo un lupo solitario per essere sopportato da una donna. Vivo troppo dei miei sogni perché qualcuno si addentri nel loro territorio senza fuggirne spaventato. - La porta dei miei sogni è aperta a chiunque voglia entrarci, ma chi ci entra rimane stupito e fugge, tanto sono reali.

Ho due figli di 26 e 36 anni, ma purtroppo, nessun nipote. Mi piacerebbe tantissimo avere una nipotina, ma il più vecchio dei miei figli la pensa diversamente.
Dopo anni di solitudine (quattro) ho incontrato una donna meravigliosa, Giovanna, che purtroppo abita lontano da Venezia e quindi possiamo vederci solo una volta alla settimana.
 

I figli di Bruno: la fidanzata di Tommaso, Tommaso e Giacomo (36 e 26).

Non ho strette amicizie con molti colleghi: Maurizio Amendola, con cui condividiamo lo studio a Venezia. Il grande Luciano Gatto (favoloso disegnatore, generoso e ottimo amico). Giulio Chierchini. Ero anche amico del grande Romano Scarpa, prima che andasse a vivere in Spagna, dove poi morì.

Vedi, l’amicizia è un fiore raro. La trovi solo sulle alte vette, come le stelle alpine. Ed è sempre più difficile incontrarla e apprezzarla.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Hai qualche hobby? Cosa fai nel tempo libero?

Bruno Concina:
Temo di doverti deludere. Vivo in casa o nello studio, come una piccola talpa curiosa. Una volta ero molto appassionato di film.
Ora leggo e inseguo i miei sogni.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Ci sono luoghi che hanno per te una particolare attrazione? Luoghi che si può visitare spesso?

Bruno Concina:
Avevo un luogo simile, a cento chilometri da Venezia. Ci andavo raramente, ma sapevo che esisteva. Un luogo dove ritrovare il me stesso della mia infanzia.

Fino a che non commisi l’errore di far conoscere ai miei pochi amici di laggiù la mia seconda moglie. Da quel momento non fu più “mio”, ma contaminato da una presenza estranea che non lo capiva e non lo amava. Da quel momento non ci ho più messo piede.

Adoro la Calabria e il Messico. Non so perchè, ma Calabria e Messico “mi chiamano” come un oscuro sortilegio. Chissà. Forse nelle mie vene scorre un po’ di sangue calabrese o Messicano, anche se sono uno degli ultimi Veneziani DOC (padre, madre, nonni: tutti veneziani). Sono nato a Venezia e stupidamente felice di essere veneziano. Perchè, poi? Ogni paese si equivale e mi giudico un “cittadino del mondo”. Credo che potrei trovarmi bene in qualunque paese o città...dove ci fosse una stanzetta con una finestra luminosa e tanto silenzio, per poter lavorare.

 

 

 

 

 

Christoph Restel:
Cosa desideri? Come ti immagini il tuo futuro? Che tipo di obiettivi personali hai?

Bruno Concina:
Non desidero cose materiali. Ho tre paia di scarpe (il più vecchio di quindici anni), due paia di jeans (uno estivo e uno invernale), un conto in banca vicino allo zero.

Immaginare il mio futuro? Amare con tutto il mio amore i miei figli...che purtroppo non capiscono troppo questo padre-bambino-sognatore. Amare Giovanna che, avendo un’età vicino alla mia e una vita difficile alle spalle mi capisce più di quanto io capisca me stesso.

Immaginare il mio futuro? Poter scrivere ancora altri libri, in cui il Bene trionfi sul Male, ma ci sia anche tanta lotta e tanto amore per permettere ai personaggi di raggiungere la comprensione di sé.

Il mio unico desiderio sarebbe di poter morire alla scrivania, con un foglio bianco davanti, dove ho tracciato poche parole e dove sto descrivendo una situazione, un personaggio, una storia. E che ci fosse una dolce figura femminile accanto a me, che potessi guardare e alla quale sorridere un’ultima volta.

Permettete che vi riporti una frase che giudico molto importante? Non è mia. È di Hemingway, lo scrittore che amo di più assieme a Kafka, Berto, Maupassant, Mark Twain, Italo Svevo. Eccola:

Avere un cuore da bambino non è una vergogna. È un onore. Un uomo deve comportarsi da uomo. Deve sempre combattere, preferibilmente e saggiamente con le probabilità a suo favore, ma in caso di necessità deve combattere anche contro qualunque probabilità e senza preoccuparsi dell'esito. Deve seguire i propri usi e le proprie leggi tribali e, quando non può, deve accettare la punizione prevista da queste leggi. Ma non gli si deve dire come un rimprovero che ha conservato un cuore da bambino, un'onestà da bambino, una freschezza e una nobiltà da bambino.

 

 

 

 

 

Bruno Concina:
Grazie per l’intervista, amici miei. Se mi permettete, colgo l’occasione per dire a tutti i lettori che spero di aver allietato per trent’anni: Vi voglio bene. - E seguitemi anche nei miei libri. Ho ancora tante cose da dire e spero mi sarete vicini come lo siete stati finora.

Bruno

 

 

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